Influenza A: c’è da preoccuparsi?

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In Pediatria

Noi pediatri siamo preoccupati da questa Influenza A: non dalla “pandemia”, ma dal pandemonio che si sta scatenando. Abbiamo paura che l’allarmismo diffuso dai media, combinato con provvedimenti, o annunci di provvedimenti, che per ora ci sembrano francamente esagerati, si traduca in un dilagare dell’ansia fra le famiglie e nelle scuole e in comportamenti irrazionali e pericolosi per l’equilibrio delle famiglie stesse.
Cominciamo a fare chiarezza utilizzando una presa di posizione ufficiale dell’Associazione Culturale Pediatri, la Società Scientifica a cui facciamo riferimento.
Sappiamo per certo che:

  • Questo nuovo virus influenzale A/H1N1 per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Nessuno è però in grado di dire se in futuro questo virus si modificherà e diventerà pericoloso. Il suo comportamento, come quello di tutti i virus, è imprevedibile e deve essere attentamente sorvegliato.
  • La mortalità è bassa: nei paesi dove l’A/H1N1 è già circolato ampiamente si è attestata intorno allo 0,3% in Europa e allo 0,4% negli USA, ma potrebbe essere in realtà ancora inferiore, perché facilmente diversi casi con sintomi lievi sfuggono alla sorveglianza e alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause presenti e non al solo virus.
  • I sintomi della nuova influenza sono assai generici (febbre, tosse, raffreddore, dolori muscolari, malessere, vomito o diarrea) e, come quelli dell’influenza stagionale, possono essere causati da molti altri virus o batteri. Questo è uno dei motivi per cui il fenomeno “influenzale” nel suo complesso, viene generalmente sovrastimato.

E allora che fare?
Per ora assolutamente nulla.
E il vaccino?
Se le indicazioni del Ministero verranno confermate, saranno vaccinati i soliti, pochi, bambini a rischio che si vaccinano contro l`influenza stagionale.
E tutti gli altri?
Non corrono nessun rischio.